Una Pasqua e Pentecoste in Quaresima?
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Eh si, miei cari, quest'anno pur cadendo il Triduo Pasquale di Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore dal 1 al 4 Aprile e pur celebrandosi la Solennità della Pentecoste, festa della discesa dello Spirito Santo, il 23 Maggio, forse per la nostra famiglia parrocchiale queste date sono state riviste dal Buon Dio a nostra insaputa.
Personalmente speravo da anni di poter invitare un grande esempio di conversione; sognavo un monsignore disposto a spostarsi dal Burkina; desideravo l'incontro con un esponente dell'editrice missionaria italiana, ma la Provvidenza è andata ben al di là di ogni mia più rosea aspettativa.
Ha deciso per noi e ce li ha donati tutti e tre, insieme, e un giorno dopo l'altro, dal 10 al 14 Marzo.
Nessuna, seppur sapiente strategia pastorale, avrebbe potuto pensare a una settimana missionaria in piena Quaresima.
E' stato solo un meraviglioso disegno divino a volere tutto questo. Prima mi è stato prospettato l'arrivo di Padre Nicola Colasuonno, missionario saveriano, direttore nazionale dell'EMI, poi quello della signora Koll a Gennaio, e solo i primi di Marzo, quello del Vescovo di Bobò-Dioulassò, mons. Anselme Sanon. Quant'è vero che l'uomo propone e Dio dispone.
E Pasqua è stata, e lo Spirito Santo è disceso. Una fiamma di fuoco è divenuta la nostra chiesa, una fiamma inestinguibile alimentata da un vento irrefrenabile.
Lo Spirito Santo ci ha innanzitutto rivelato il volto della Misericordia Divina nel Vangelo della Domenica: "il Figliol prodigo", ma tutto profumava di Essa.
Trasudava dal volto, dalle mani, dalla mansuetudine di Sanon. Sgorgava dalle parole dolci e ferme della Koll, con il suo ripetuto invito ad accostarsi al Sacramento della Confessione per essere guariti. Prorompeva con forza e radicalità nel Credo propostoci da don Nicola.
L'harmattan* del Burkina soffia ormai sulla nostra parrocchia dal 2003, ma il vento dello Spirito Santo ha superato in quei giorni ogni confine. Ci è giunto con le immagini della signora Koll e della sua della casa ospedaliera in costruzione in Burundi e ha spazzato quel che ancora c'era da ripulire, con le celebrazioni in rito congolose di padre Colasuonno.
L'Africa ha bussato ancora una volta alle porte della nostra comunità, rimarcandole la sua vocazione: l'attenzione ai poveri tra i più poveri, e ricordandoci, come amava dire Madre Teresa, che "si possono conoscere i poveri solo vivendo come loro. Più abbiamo, meno possiamo dare. La povertà è un dono meraviglioso, ci rende liberi".
A lei mons. Sanon il grazie perché per una sola mano baciata, la sua, mille altre, da Lei, sono state baciate e venerate.
A lei Signora Koll il grazie perché ci ha ricordato che gli occhi sono la finestra dell'anima, che l'essenziale è invisibile agli occhi e che il corpo, venerato a dismisura nell'idolatria dell'immagine odierna, è solo un accessorio, seppur sacro, del nostro spirito.
A lei, caro don Nicola, un grazie fraterno e sacerdotale. L'ultimo gesto dell'atipico triduo pasquale della nostra Parrocchia, è stato il nostro vicendevole spogliarci degli abiti sacerdotali per donarceli scambievolmente. In quel momento ho pensato al mio Aprile 2008 in Burkina . Al prezioso abito tradizionale, il "basin", datomi dalla comunità di Koumì, alla casula sacerdotale regalatami da don Jean Baptiste.
I nostri ospiti spirituali ci sono grati per le nostre generose offerte ma non immaginate quanti doni ci sono piovuti dal cielo attraverso le loro mani.
Oggi 4 Aprile la Chiesa ci ricorda che è Pasqua, il 23 Maggio ci ricorderà che è Pentecoste.
Quindi ora è tempo per noi di portare frutto, dopo tanta pioggia spirituale.
E' dando che si riceve, è spogliandosi del proprio egoismo che si può essere rivestiti dalla veste dell'amore. "Bisogna alleggerirsi, piuttosto che farcirsi di monili; svuotarsi, piuttosto che riempirsi il ventre; esporsi al vento della strada, piuttosto che proteggersi e rintanarsi nel guscio del proprio privatismo" (don Tonino Bello).
"Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere" (E.F. Schumacher).
Non è più tempo di essere spettatori, non è più tempo di mirare o ripensare nostalgicamente a quelle giornate, a quel passaggio, ora è tempo per noi.
Tempo di scrivere il nostro nome e cognome nella Litanie dei Santi da pronunciare nelle nostre case, annunciandovi la pace e il perdono anche a prezzo del proprio sangue.
Tempo di essere puri e trasparenti, entusiasti e un po' bambini, spirituali e belli dentro, semplici e leggeri come le colombe pasquali che porteremo in dono ai nostri cari. Tempo di volare e di volare alto.
"Per la maggior parte degli uomini volare non conta, conta solo mangiare. E ci si getta avidamente anche sugli avanzi, sull'immondizia in un mulinare di piume e di becchi" (Il gabbiano J. Livingston)
Per noi non sia cosi! O colombe di Dio, volate con le ali dello Spirito e annunciate la Pasqua!
"O Signore, Tu ci hai dato il compito di abbracciare il fratello e aiutarlo a volare. Non farci più passare indifferenti vicino a chi è rimasto con l'ala, l'unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine, e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te. Sopratutto per questo fratello sfortunato, dacci o Signore un'ala di riserva" (don Tonino Bello)
Auguri, don Salvatore
*harmattan = vento dell'Africa occidentale |
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31/03/2010 |
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