Le Chiese : San Giuseppe Moscati

Nato o ucciso?


“Non temere Maria, concepirai un figlio …”
Maria ha concepito per opera dello Spirito Santo, ma l’Azione divina non si è esaurita in lei e con lei.
Da sempre lo Spirito Santo opera grandi cose e anche in noi, come in lei, è stato fecondato un seme divino, immortale. Lo si chiama teologicamente “grazia” e ci è stato donato con il Battesimo. Da quel momento è iniziata la nostra gravidanza spirituale e siamo divenuti tempio di Dio!

Ora quel bambino che è in noi, concepito divinamente, in quel giorno e in quell’ora unica,
è nato o è stato ucciso, abortito?
Questa lettera è indirizzata a un bambino mai nato?

Per rispondere a tale domanda ritengo sia utile ripercorrere a mo’ di metafora il percorso di vita che ogni bimbo fa nel seno materno.

Una buona mamma sa che deve alimentarsi adeguatamente, né sovraccaricandosi di cibo, né privandosene con diete estreme; sa che non deve bere bevande inebrianti e fare movimenti bruschi o sforzi eccessivi; sa che deve respirare aria salubre e non tossica, e via dicendo.
Quel ventre materno riproduce la parabola del nostro mondo e delle sue contraddizioni: il troppo e il niente conducono in egual modo alla morte.
C’è chi ha tanto, il 20% della popolazione totale e che divorando l’80% delle risorse è a rischio di “collasso cardiocircolatorio”, ‘alias’ crisi finanziaria, nuove malattie, nevrosi …; e c’è chi ha niente o quasi, l’80% della popolazione, e che, obbligato a diete forzate, muore d’inedia.
Quello stesso ventre è anche un richiamo alla nostra coscienza. Anch’essa ha il dovere di nutrirsi. Non esiste infatti una coscienza predeterminata, costituita. Essa è un organo invisibile che nasce, si forma, cresce o muore a seconda del cibo che l’alimenta. L’anoressia, la bulimia, l’obesità, l’asfissia, le cardiopatie … non sono malattie solo fisiche ma anche spirituali.
Nei giorni scorsi, durante la Novena di Gesù Bambino, abbiamo costantemente nutrito e abbeverato la nostra coscienza. La Santa Comunione con Dio è stata il fior di frumento, il pane degli angeli per la nostra anima.
Ma dovrebbe essere sempre così!
Forse lo stesso feto ne trarrebbe giovamento fisico se la sua mamma comunicasse più di frequente alla Santissima Eucaristia.

Quel bimbo inoltre nel grembo materno reagisce ad ogni suo minimo movimento: è in grado di chiudere gli occhi, se sottoposto ad una luce troppo intensa, tapparsi le orecchie se sente un rumore troppo forte; e poi, calcia, sgomita … Percepisce perfettamente le sensazioni somatizzandole in qualche modo, specie le ansie, le preoccupazioni, i sentimenti forti. Si spaventa o gioisce all’unisono insieme alla mamma. E’ proprio un essere umano!
E allora, ritornando al sacrario della grazia che ci è stata donata il giorno del nostro Battesimo, chiediamoci anche noi a quanti scandali la sottoponiamo. Quante cattiverie è obbligata a vedere, quante violenze gratuite, costretta a subire, quanta aria tossica, costretta a respirare.
Altro che tempio di Dio!
Non costringiamo il Bambino di Dio che è in noi a tapparsi occhi, naso, bocca e orecchie dinanzi agli scandali a cui è sottoposto … in fondo anche Lui ha solo due manine per coprirsi.

Pian piano poi quel bimbo prende corpo nel grembo, cresce sino al punto che gli organi corporei materni si ritirano, si restringono per fare spazio a lui. Lui si dilata e lei diminuisce.
E’ il miracolo della Grazia, del “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”!
Come sarebbe bello se fossimo felici di ritiraci, di metterci da parte, affidando ai giovani il timone della vita, delle responsabilità, dell’impegno sociale, politico, religioso.
Come sarebbe bello fare spazio alla Pace, dare “audience” al perdono, placando le tempestose e violente ragioni personali.
Come sarebbe bello relativizzare le nostre certezze e convinzioni per dialogare con il “diverso” da noi per cultura, orientamento sessuale, professione religiosa.
Come sarebbe bello se fosse Cristo, l’amante di tutti, a vivere!

“… Lo darai alla luce”

Ma la Vergine Maria, che ha concepito per opera dello Spirito Santo, non ha avuto solo un ruolo passivo nell’episodio evangelico, Lei ha dato alla luce il suo Figlio Gesù.
Tutta questa abbondanza di grazia richiede, soprattutto oggi che è Natale, di venire alla luce. Questo è stato il compito di Maria ed è il nostro.
Oggi che è Natale, chiediamoci, questa creatura divina è nata o la nostra mal nutrizione spirituale l’ha fatta morire durante i mesi della gravidanza? Abbiamo il coraggio di farla nascere ogni giorno o forse preferiamo evitare le doglie del parto?
Il Figlio di Dio possa generare in noi una fede adulta che rigetta l’aria stantia delle sacrestie, il calduccio rassicurante dei gruppi elitari e settari; una fede adulta che rifugga i compromessi, le mezze verità, intrepida, coraggiosa, mai accomodante.

Carissimi credenti,
non possiamo vivere di propositi pii e buone intenzioni, e rimanere comunque in stato di gravidanza perpetua.
Oggi più che mai è tempo di venir fuori, di essere epifania, luce, sale, lievito, manifestazione di Cristo, Salvatore del mondo.

Oggi è tempo
E’ tempo di uscire dal guscio del privato per entrare nelle vene della storia.
E’ tempo di andare contro corrente, di percorrere “altre vie”, alternative a quelle del “così fan tutti”.
E’ tempo di salire sui tetti delle case e gridare, denunciare l’immoralità, ovunque si compia.
E’ tempo di strade limpide:
lasciamo le scorciatoie ambigue, le connivenze coi potenti,
le facili scalate sociali e professionali sulla pelle degli altri.
E’ tempo di riprendere tra le mani il creato, e di custodirlo amorevolmente,
salvandolo dalla nostra cupidigia.
E’ tempo di essere gregge-comunità:
non omologandoci l’uno all’altro, ma tifando l’uno per l’altro,
accompagnando la pecorella zoppa e attardata, curando la ferita, sostenendo la giovane.
E’ tempo di correre lungo le strade, d’impolverarci nelle mangiatoie degli ultimi,
E’ tempo di sporcarci le mani, o “detergere” che dir si voglia, con gli scarti e gli scartati dell’umanità.
E’ tempo di aprire gli occhi, di vincere la sonnolente tranquillità.
“Incapaci di vedere che, poco più lontano di una spanna, si consumano ingiustizie,
si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si condannano i popoli allo sterminio per fame”
(don Tonino Bello)
E’ tempo di sobrietà, oggi, più che mai, urgente:
“Signore rendici uomini liberi
dal desiderio di possedere cose: esse non ci renderanno migliori.
Signore rendici uomini liberi
dal desiderio di possedere persone:
il loro bene venga prima di tutto e sopra ogni altra cosa.
Signore, rendici uomini liberi
dal desiderio di possedere denari: essi non ci porteranno ricchezza,
ma ci bruceranno il cuore la mente , le mani.
Signore, rendici capaci di sobrietà, condivisione, accoglienza.
e aiutaci a fare ordine nelle nostre passioni”
(Card. Dionigi Tettamanzi)
Carissimi credenti,
“le acque ormai si sono rotte” è tempo di nascere, prima che sia troppo tardi!

Auguri credenti di Cristo,
Vostro don Salvatore
18/12/2009

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